Cronaca

Sighinolfi, i falsi rimborsi e la residenza a Torre: tradito dai rubinetti chiusi...

Il giudice Manuela Cortelloni ha depositato la motivazione della condanna di Mauro Sighinolfi a un anno e quattro mesi, alla multa di mille euro e a una provvisionale immediata di 20 mila euro alla Provincia di Modena per la frode dei falsi rimborsi di viaggio.

TORRE DE’ PICENARDI _  Nella sua casa di Torre de’ Picenardi la posta giaceva pressata da tempo immemore nella cassetta delle lettere.  I rubinetti erano chiusi chissà da quanto e i consumi di gas e elettricità rilevati ridotti ai minimi termini. Senza contare che le telefonate del suo cellulare, poi, venivano tracciate quasi tutte a Modena, anche nei giorni di consiglio provinciale. La residenza dichiarata nel paese del nostro comprensorio è stata solo un modo per indurre in errore e truffare un ente pubblico per ottenere un rimborso chilometrico indebito. Questa, in sintesi, la motivazione depositata nei giorni scorsi dal giudice Manuela Cortelloni per la condanna del consigliere provinciale Mauro Sighinolfi a un anno e quattro mesi, alla multa di mille euro e a una provvisionale immediata alla Provincia di Modena per aver chiesto falsi rimborsi chilometrici. Sighinolfi, che ora probabilmente ricorrerà in appello, è stato riconosciuto dal giudice autore di una frode e anche di un danno d’immagine alla Provincia, quantificato in prima battuta in 3mila euro che sommati ai 17mila euro dei rimborsi corrispondono alla provvisionale stabilita. Sighinolfi è stato consigliere e anche vicepresidente del Consiglio provinciale dal 2009 al 2013. In quegli anni partecipava attivamente alle sedute e ogni volta si faceva firmare il modulo di rimborso per 220 chilometri per l’andata e ritorno dalla sua residenza di Torre de’ Picenardi, mentre il giudice nota che, nonostante la residenza formale risulti sì a Torre De Picenardi, è però evidente che Sighinolfi abiti a Modena in un appartamento affittato a nome della ex moglie. Il sopralluogo della polizia giudiziaria nella casa di Torre ha poi confermato che lì non abitava nessuno. I tabulati telefonici del cellulare del politico, poi, indicavano che in 13 mesi su 69 sedute consiliari per 61 volte si era attaccato alla cella di Modena, «sia il giorno prima che quello della seduta».
«Potendosi così affermare – conclude il giudice – che Sighinolfi non partisse da Torre de’ Picenardi, come dichiarato, né che vi ritornasse di sera dopo la seduta». Le prove prodotte dalla difesa mostrano una reale movimentazione bancaria da quel luogo – i pagamenti fatti con il bancomat, ad esempio – e indicano che aveva fatto acquisti in quel posto. Ma erano movimenti di denaro sporadici. Quindi, conclude il giudice, le sue dichiarazioni erano tali da indurre in errore per ottenere soldi che non doveva avere. Di qui la condanna con la sospensione della pena perché incensurato e perché si è correttamente comportato durante il processo.

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