Cronaca

Ponte, il tempo che scappa. La storia di Fridiana Sita e del marito

“E’ evidente - aggiunge Fridiana - che chi prende decisioni non ha bisogno di pensare a queste cose. Non ha mai avuto necessità di lavorare"

Foto: Stefano Superchi

CASALMAGGIORE – Suona presto la sveglia, più presto di prima. Ed ha il suono più greve della fatica, del sacrificio. La chiusura del ponte ha cambiato la vita a tanti pendolari. L’ha cambiata in peggio.

Spese aumentate, tempo in meno da dedicare a ciò che si ama: fosse una donna, un uomo, le proprie passioni o la semplice voglia di rilassarsi. Fridiana Sita lavora al fabbricone ed abita a Casalmaggiore. Fa l’operaia. Il marito quel ponte lo ha sempre attraversato. Operaio alla Bormioli, anni di turni sulle spalle. Anni di fatica.

“Quando finiva il turno di pomeriggio – spiega Fridiana – era a casa alle 22.30. Adesso non riesce mai ad essere a casa prima delle 23.15, sempre che non ci sia traffico o che qualcosa non blocchi la strada”. E’ preoccupata Fridiana. Preoccupata ed arrabbiata: “Lo vedo nervoso, e lo capisco – prosegue – si arriva a casa che si è stanchi. E poi rientrare dopo un turno di lavoro non è mai semplice. Aumenta la strada, aumentano le spese ed aumentano i rischi”.

Il marito di Fridiana non può neppure fare affidamento sui treni. Quando finisce il turno del pomeriggio, a sera inoltrata, treni non ce ne sono più. “Nel breve è una situazione che si sopporta, ma così, senza prospettive certe per il futuro è pesante. Leggo di 8 mesi di burocrazia solo per dare inizio ai lavori”.

E di mesi ne sono passati già quasi cinque. “E’ una situazione schifosa, nel 2018 pensare che ci voglia così tanto tempo solo per decidere di fare qualcosa. Qui si tratta di mettere a repentaglio la vita di tante persone costrette a fare più strada”. Costrette a farlo, alla fine di un turno di lavoro, su strade che definire sicure è un eufemismo.

“E’ evidente – aggiunge Fridiana – che chi prende decisioni non ha bisogno di pensare a queste cose. Non ha mai avuto necessità di lavorare, di fare della strada. Il brutto è che non vedo neppure prospettive per il futuro. Dobbiamo fare sacrifici per mantenere il posto di lavoro e so di persone che il lavoro lo hanno già perso. E la fortuna è che non abbiamo figli, ma immagino le ulteriori difficoltà di chi ne ha. A noi chi pensa?”.

Nessuno Fridiana. Ai cittadini non pensa nessuno. In poco meno di cinque mesi di calvario, nessun incentivo per i pendolari (stato, regione o comune che sia), nessun miglioramento dei sistemi di trasporto alternativi, nessuna solidarietà, nessuna speranza concreta. Ad aumentare sono solo le spese, lo spreco di tempo ed il disagio quotidiano. Le promesse e le parole.

Il tempo e i soldi sono concetti astratti per chi gestisce le leve del potere e per chi non prova sulla sua pelle il disagio quotidiano.

“Chi decide a Parma non ci deve andare tutti i giorni. Vorrei che provassero loro cosa significa”. Cosa significa pagare sulla propria pelle i ritardi, gli errori e l’indifferenza della politica degli altri.

Nazzareno Condina

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