Il ponte nuovo? I soldi possono arrivare dal piano Juncker. 50% a fondo perduto
Una serata di rivincita per Orlando Ferroni ed il fratello Fabio. Di rivincita su tutti quelli - politici compresi - che ne avevano messo in dubbio la veridicità.
CASALMAGGIORE – Il ponte provvisorio? Un’opera possibile. Il costo 16 milioni di euro, messa in opera, opere accessorie e dismissione compresa nel prezzo per tre anni, poi 158 mila euro di noleggio per ogni mese in più. Interessante incontro quello di ieri sera in Auditorium per chiarire che l’idea del ponte provvisorio non era né un’illusione ne il pensiero di un pazzo scriteriato, ma una proposta in più da mettere sul tavolo.
A chiarire il fatto che l’Orlando casalasco non fosse ne furioso ne fuori di senno, i tecnici della Janson Bridging (il direttore tecnico Gianbattista Migliorati e l’amministratore delegato Cristiano Astone) e – per parlare della parte economica – i responsabili della Smart Cities Italy (il direttore nazionale Antonino Magistro e la presidentessa Giovanna Menzaghi).
Il ponte provvisorio poteva essere una soluzione e – a detta dei presenti – nonostante la provincia abbia ormai optato per la riesumazione del cadavere, la mozione per questo tipo di soluzione è ancora ferma in Regione. Ma la cosa forse più interessante, dal punto di vista economico e per il ponte nuovo, è la possibilità di accedere ai fondi del piano Juncker. Un 50% a fondo perduto e il residuo a tasso iperagevolato per la costruzione. Non serve che siano gli enti locali preposti ad occuparsene. Potrebbero essere benissimo gli enti locali, unendosi insieme, o un gruppo di imprenditori con o senza l’appoggio delle istituzioni. Cambia in questo caso la modalità del prestito e del reperimento fondi ma non la sostanza dell’operazione.
L’idea – sia quella del ponte che quella dei soldi – non è dunque campata per aria. Secondo Antonino Magistro, c’è il 99% di possibilità di accesso ai finanziamenti a patto che si intraprenda questa strada (con tutto quel che è richiesto) entro il 2020, anno in cui il piano Junker scadrà. Per il provvisorio la strada consigliata è invece quella dei fondi BEI. Non una chimera, ma una possibilità concreta, sempre secondo i rappresentanti dello studio Milanese che di queste questioni si occupa.
Un’ottantina di persone presenti all’incontro, un migliaio le visualizzazioni della ripresa streaming dell’iniziativa. Qualche domanda da parte del pubblico che è servita per chiarire che il problema più serio per una struttura provvisoria è l’innesto con la rampa di accesso del casalasco. Poco lo spazio secondo alcuni, tra cui Porzani, sufficente secondo i tecnici della Janson che hanno promesso nei prossimi giorni un disegno di massima di come quell’innesto potrebbe essere realizzato.
I tempi – infine – erano quelli che Orlando Ferroni va dicendo dall’inizio. Sei mesi di cantiere per una struttura di classe A2, in grado cioé di sostenere tutto il traffico normale (esclusi i carichi eccezionali), stessi tempi burocratici di una qualunque altra soluzione.
Una serata di rivincita per Orlando Ferroni ed il fratello Fabio. Di rivincita su tutti quelli – politici compresi – che ne avevano messo in dubbio la veridicità. A margine dell’incontro ed in maniera informale si è parlato pure della soluzione intrapresa dalla provincia. Tutte le persone di competenza la definiscono in modo colorito, tutti convinti che non è una soluzione e che non porterà alcuna certezza. E tutti convinti che i soldi di cui si è parlato sin ora (5 milioni di euro) non basteranno.
Molti se ne accorgeranno dopo che saranno già stati spesi: il ponte incerottato avanza e verrà presentato il 6 marzo a Colorno. E poi se ne riparlerà in un incontro tecnico a Gussola, programmato dal Comitato Treno Ponte Tangenziale attorno al 13 marzo. Sarà quella l’occasione (forse) per chiarire molti dubbi con i tecnici della provincia di Parma e di Cremona. Ammesso che vengano a farsi porre delle domande da persone che ne sanno almeno quanto loro.
Nazzareno Condina