Cronaca

L'Oglio Po ha già dato: la storia del presidio non può non avere peso nelle decisioni

Per sabato la civica del Listone allestirà un banchetto sul mercato di Casalmaggiore, mentre è fissato alle 10 in ospedale, l'incontro con i consiglieri regionali Pd Matteo Piloni e Antonella Forattini che spiegheranno la scelta della Regione.

CASALMAGGIORE – L’Oglio Po ha già dato. Come comprensorio e come ospedale. Ed è su questa battaglia storica che si appoggia la convinzione dell’errore commesso da Regione Lombardia o, in caso, dalla legge dello Stato che porta il nome di Lorenzin e già era stata partorita nel 2010 dal Governo Berlusconi. Una convinzione dunque basata non sui numeri, ma sulla storia.

E’ vero che molte, troppe mamme, vengono indirizzate in altri ospedali a partorire. C’è chi, e non faremo ovviamente nomi vista la delicatezza del tema, tra i ginecologi ha indirizzato in pochi mesi ben sessanta mamme del Casalasco-Viadanese su Asola: già, proprio Asola che, guarda caso, pur avendo sulla carta meno attrezzature atte a garantire la massima sicurezza per il parto (manca la terapia intensiva), resta aperto perché supera la soglia dei 500 parti. Se proprio vogliamo trattare con le cifre, provate a prendere quelle sessanta mamme, quei sessanta bambini o bambine e trasferitele da Asola a Oglio Po. Forse sarebbe bastato anche solo quello a scongiurare la chiusura.

Tuttavia, ribadiamolo, non fermiamoci ai numeri, o faremmo della nascita – del momento per i genitori più bello di una vita intera – un mero esercizio meccanico. Vale per la politica e per le leggi, forse, che in fin dei conti un margine oggettivo devono trovarlo, ma non può valere per chi oggi prova a dare una risposta. E prova a spiegare perché quella scelta rimane ingiusta, al di là delle colpe e delle croci, che non siamo qui a distribuire. L’Oglio Po, si diceva, ha già dato: perché quel Punto Nascite e quell’ospedale non è caduto dal cielo, non è stato regalato a Casalmaggiore. Anzi, oltre che al comune casalese, anche a Viadana e a Bozzolo. Già: l’idea di un unico ospedale nasce infatti da una rinuncia. Dalla morte di tre strutture, appunto Casalmaggiore, Viadana e Bozzolo, alla nascita di una sola – abbastanza baricentrica – e da lì la scelta di Vicomoscano, frazione di Casalmaggiore che già però guarda a Viadana, come sede dell’Oglio Po. Questo accadde a inizio anni ’90, o meglio venne deciso prima per concretizzarsi dopo alcuni anni.

Ecco, dunque, che quell’ospedale non fu un dono dal cielo ma la sintesi di un sacrificio e di un accordo tra amministrazioni. Un po’ come se tra qualche anno – dato che oggi siamo in tempo di Unioni e anzi, nel Casalasco, siamo già passati alle Fusioni – ai nuovi comuni che sorgeranno nel 2019 togliessero qualche pezzi, qualche servizio. Come si sentirebbero coloro che hanno fatto la scelta, anticampanilistica, di unire le forze senza invidiare l’erba del vicino? Forse il paragone non è precisissimo, ma è utile a rendere l’idea.

Intanto le reazioni, oltre quelle della politica che pure in questo momento sembrano più incentrate a scaricare le responsabilità sull’altrui parte piuttosto che a cercare soluzioni (qualche promessa di potenziamento del presidio ospedaliero è giunta, ma in questo momento per tutti credervi è un atto di fede), sono dei cittadini, dei comitati, delle mamme, che testimoniano a favore del Punto Nascite e attaccano l’assessore al Welfare Giulio Gallera anche sul suo profilo Facebook.

I prossimi appuntamenti, mentre per sabato la civica del Listone fisserà un banchetto sul mercato di Casalmaggiore, sono fissati per sabato alle 10 proprio in ospedale, quando i consiglieri regionali Pd Matteo Piloni per Cremona e Antonella Forattini per Mantova spiegheranno, senza condividerle, le motivazioni della scelta della Regione, poi per lunedì 9 luglio, con l’audizione a Milano del Comitato per la salvaguardia dell’Oglio Po: quello sarà il primo faccia a faccia diretto tra il territorio e Gallera.

Giovanni Gardani

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...