Cronaca

Mario Daina, dalla politica nazionale a quella locale: "Casalmaggiore deve ritrovare una sua identità"

"Bisogna che si ritorni a lavorare per una comunità intera, e non solo per una parte, essere in grado di conciliare sicurezza con libertà, sicurezza con umanità, interesse nazionale con l'Europa, crescita con le tutele sociali. Bisogna dare risposte ad ognuno a secondo dei bisogni

CASALMAGGIORE – La situazione nazionale è ancora piuttosto magmatica in attesa del Congresso che sancirà chi sarà a guidare il partito del futuro (e del presente). Uscire dal guado, ricostruire un’identità profonda tornando alle radici del pensiero riformista non è per niente facile. L’Italia guarda a destra. Almeno quella che fa più rumore. Mario Daina, segretario Casalese del PD, fa il punto della situazione. Di quella che parte dal piano nazionale ma che poi volge al locale.

Il 2019 sarà l’anno delle elezioni amministrative a Casalmaggiore. L’ultima volta non finì bene: e pure le politiche dello scorso anno hanno dato un esito pressoché in linea con i risultati nazionali. Poi si sà, a livello locale sono tante le variabili che entrano in gioco e il PD, nell’ambito di un’alleanza più ampia che mette insieme l’anima più ‘a sinistra’ (Rive Gauche) e quella legata al civismo (Listone) gioca un ruolo da protagonista: è il ponte tra i due mondi. Un cammino difficile – neppure Mario Daina nega le difficoltà – quello verso la riconquista del comune. Difficile, almeno tanto quanto quello a livello nazionale. Una squadra che insegue in salita e controvento. Ma spesso le utopie hanno ali grandi.

“Rispetto la situazione del PD – esordisce il segretario – rimangono ancora diversi punti di domanda. Si è ricominciato un percorso con qualche novità e va un po’ meglio rispetto a quello che è stata la situazione sino a qualche mese fa. L’aria non è ancora del tutto salubre, ma c’è una grande voglia di ripartire e questo è quello che ho registrato anche nel nostro congresso domenica. Se vuoi farti capire almeno hai bisogno di avere un indirizzo e un’idea con la quale proseguire l’azione e riconquistare la fiducia dell’elettore. C’è molta gente nostra soprattutto dentro ai Cinque Stelle. Gente nostra che è stata una grande responsabilità aver lasciato andare senza intervenire dentro ai processi politici. Sono considerazioni che noi facevamo da tempo anche a livello locale. E’ mancata a livello nazionale un’analisi onesta, analisi che è rimasta un po’ a mezz’aria anche se ormai le ragioni della sconfitta credo siano state abbastanza chiarite”.

“Balzano agli occhi di tutti le divisioni nel partito. Abbiamo cominciato perdere quando non abbiamo più parlato la nostra lingua e abbiamo cominciato a rincorrere, a scimmiottare gli avversari rinunciando a quella che invece è sempre stata la nostra politica, la nostra identità”.

“Diceva Carlo Rotelli, sindaco di Casalmaggiore, che la politica inizia sempre il giorno dopo. Questa la dimensione che abbiamo perduto. Lui lo diceva per dire che chi fa politica lo fa per passione e non per obiettivi personali. Il sole sorge sempre la mattina dopo e la storia comunque continua indipendentemente dalle situazioni di crisi nelle quali comunque ti trovi. Abbiamo sentito come un peso il passato, e qualcuno sta facendo anche all’interno del PD ancora una politica difensiva e di restaurazione. Non è mai stata questa la nostra anima, la nostra anima è quella dei progressisti, dobbiamo sempre aver ben presente chi siamo”.

Un’anima legata all’area cattolica, ed una gramsciana. Anime che hanno sempre dialogato tra loro. “Queste aree possono ancora oggi dare risposte, e non le abbiamo date, se non in parte. Questo in un tempo come quello che stiamo vivendo, ha fatto sì che le risposte le si cercassero altrove. Anche in tempi come questo il partito rimane la forma di democrazia più alta, senza la quale fai politica solo in funzione del leader. Dobbiamo riappropriarci della nostra politica, nella quale c’è partecipazione per costruire una comunità. Questo è un tempo buio che però può aprire una pagina nuova. Noi abbiamo perso essenzialmente un contatto con il paese, rincorrendo il paese che non c’era, e siamo finiti dentro un corto circuito. Non siamo stati più in grado di rispondere chiaramente a quelle che erano le situazioni del paese. Ci siamo spostati verso un partito che aveva questo punto messo da parte il confronto. Non siamo più stati in grado di portare avanti quella che è stata l’offerta politica in termini di alleanze di valori, di parole d’ordine, di regola di funzionamento anche all’interno dello stesso partito. Abbiamo scelto Zingaretti facendo presente l’esigenza di discontinuità: Zingaretti come prossimo segretario del partito è quello che più avvicina a quello anche che noi stiamo facendo Casalmaggiore”.

Veniamo dunque a Casalmaggiore. Al termine delle ultime amministrative, quando il candidato del PD Claudio Silla perse una battaglia storica – anche per una sottovalutazione e per tante altre variabili entrate in gioco sulle quali è inutile ritornare – sembrava impossibile che vi potesse essere ancora un percorso comune tra CNC e il Listone. Eppure proprio quella batosta e quella lezione servì al partito per comprendere che da soli non si vince, che era necessario – al di là della rabbia dei primi momenti – un dialogo profondo tra due realtà che anche se in maniera diversa parlavano una lingua simile. “Abbiamo iniziato dal 2015 a confrontarci. Non abbiamo iniziato ieri. Al di là delle posizioni su tante questioni parlavamo un linguaggio comune. E il dialogo non si è posto come primo obiettivo quello di vincere. Più di 3 anni fa avevamo capito soprattutto come PD Casamaggiore che aprire una nuova strada sul piano politico. Era necessario imprescindibile far dialogare le parti in campo, facendo confluire questo dialogo in quello che è un progetto civico e politico insieme perché la democrazia è pluralismo. Nella politica ci possono essere differenze di interessi ma pure condivisione dei valori fondamentali. Questo è fondamentale: tu ti metti in competizione consapevole delle differenze, partendo però da quello che tiene insieme le forze in campo in questo tipo di competizione. Il PD era entrato in CNC con il massimo della convinzione. Il confronto in un’alleanza serve per evolvere politicamente in modo coerente e per cercare costantemente di migliorare e per questa ragione era nata CNC. Dopo la sconfitta avevamo compreso che neppure questo era sufficiente, e che bisognava aprirsi alle altre forze in campo. Con il confronto continuo abbiamo capito ulteriormente che non eravamo nemmeno autosufficienti come CNC, perché c’era bisogno di allargare la nostra collaborazione con altre forze e soprattutto con una rappresentanza civica che ci desse gli strumenti per poter entrare in un’analisi di quelle che sono le situazioni le condizioni che a Casalmaggiore ci sono. Abbiamo costruito un progetto aperto che possa attraverso l’integrazione delle varie anime, far identificare il progetto stesso con la comunità. Questo era necessario qui, e questo è necessario anche alla politica a livello nazionale. A livello locale cerchiamo di conciliare i grandi temi”.

“Bisogna che si ritorni a lavorare per una comunità intera, e non solo per una parte, essere in grado di conciliare sicurezza con libertà, sicurezza con umanità, interesse nazionale con l’Europa, crescita con le tutele sociali. Bisogna dare risposte ad ognuno a secondo dei bisogni e ciascuno deve aiutare la comunità secondo le sue capacità. Questo credo che faccia la differenza, e questo vuol dire dare all’amministrazione la responsabilità soprattutto di ricostruire”.

“Amministrare non è solo questione di conticini, e di norme. Bisogna che Casalmaggiore – che è sempre più isolata – recuperi il suo ruolo di comune guida per un intero territorio. Bisogna che l’amministrazione recuperi la sua funzione anche di coordinamento e di appoggio alle realtà associative del territorio. Ho visto gente in questa amministrazione che si è limitata ad esserci senza un ruolo attivo. In questo noi dovremo essere diversi. Scendiamo in campo proprio perché crediamo che oggi la soddisfazione più grande è quella di dire noi siamo qui siamo: qui anche pensando di essere cittadini europei, capaci di rimboccarci le maniche per poter soprattutto essere un pezzo di reale cambiamento culturale che mi sembra veramente ormai fondamentale. Lavorare in autonomia, senza essere dipendenti da nessuno. Il grosso limite dell’amministrazione in carica è stato proprio quello di dover dipendere e sempre da scelte più alte”.

Indipendenza, Casalmaggiore ruolo guida e laboratorio. “Proprio come in passato, questa è stata una città che ha sempre anticipato i tempi. Oggi ci siamo ridotti ad andare a traino di decisioni che prendono altri. Prendo ad esempio l’Oglio Po e la questione del Punto Nascite. Quello che è mancato è un ruolo guida di Casalmaggiore, e questa giunta, che ha lo stesso colore di chi amministra in Regione, non può tirarsi fuori da certe logiche. Resto convinto – anche alla luce di quello che sta avvenendo da altre parti – che con un’amministrazione diversa il punto nascite non avrebbe fatto la fine che ha fatto”.

Il passato è sempre e comunque una lezione dalla quale imparare qualcosa: “Lo ho detto prima, noi veniamo fuori da ferite e parlo di entrambi però proprio nella difficoltà, dopo le prime titubanze e le prime mosse da vecchia politica nella quale ognuno cercava di scoprire quello che erano gli altri, con un po’ di timore, oggi stiamo parlando di cose concrete. Non facciamo della politica un mestiere, come avviene oggi per chi guida la città: il nostro candidato sindaco ed il vice sindaco continueranno a portare avanti la loro professione perché la politica non è un mezzo per portare a casa lo stipendio. Dalla nostra, e come PD, noi portiamo il nostro bagaglio di esperienze maturate, il Listone porta una nuova maniera di fare politica e la capacità di muoversi in quelli che sono i nuovi orizzonti della comunicazione. Partiamo comunque da tanti temi condivisi, e lo si vedrà quando presenteremo il programma. Un programma fatto di cose concrete che siamo in grado di realizzare senza tante promesse che poi restano lì”.

“Vogliamo essere la casa di tutti, la nostra porta è aperta al confronto e così dovrà essere anche dopo. Non faremo una campagna contro qualcuno, ma per qualcosa. Questo abbiamo ben presente”.

Nazzareno Condina

 

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