Regione Lombardia, Gianni Fava "3.500.000 euro a disposizione per il ponte di Casalmaggiore"
"Proporrò che i fondi del Patto per la Lombardia vengano congelati sino a fine mese, in attesa di capire quali saranno gli interventi da fare. Comunque quei 3.500 mila euro sono a disposizione, sia che gli altri enti intervengano o meno"
CASALMAGGIORE – Regione Lombardia farà la propria parte. Anzi, per dirla tutta, farà anche la parte di chi al momento non la fa. 3.500.000 euro saranno subito disponibili per il ripristino dell’infrastruttura casalasca. Questo, in estrema sintesi, l’esito dell’incontro avvenuto stamattina in comune tra l’assessore Regionale all’agricoltura e delegato per la Regione al Patto di Sviluppo per la Lombardia Gianni Fava, il consigliere Regionale Federico Lena, il sindaco Filippo Bongiovanni e il vice Vanni Leoni.
Una cifra cospicua, spostata a ragion veduta da quella che era stata destinata al ponte di San Daniele per il completamento dei lavori. “Lì Regione Lombardia aveva già fatto la sua parte – ha spiegato Gianni Fava – ma la storia merita di essere raccontata. Delle infrastrutture soggette a lavori il ponte Verdi è il più recente, poiché risale al 1980. Nel 1998 vi fu tra le due regioni e le due province un accordo di programma per tutta una serie di interventi in cui si diceva che le spese sarebbero state suddivise in parti uguali tra i quattro enti. Regione Lombardia ha rispettato sempre gli accordi, l’Emilia Romagna no”.
Siamo alla storia recente con gli interventi in corso tutt’ora. “La spesa avrebbe dovuto essere di 3.600 mila euro. Noi anche in questo caso abbiamo messo il nostro e se i lavori adesso sono fermi è perché l’Emilia non lo ha fatto. Intanto dal primo preventivo di 3.600 mila euro si è passati ai 9 milioni di adesso. La provincia di Cremona ce ne ha chiesti altri, e saremmo pure stati disposti a metterli pur di vedere completata l’opera. Poi è successo quel che è successo sul ponte di Casalmaggiore”.
A quel punto quegli ulteriori fondi non dovuti da Regione Lombardia ma che comunque la stessa regione avrebbe destinato al Ponte Verdi sono stati dirottati su Casalmaggiore. “Sono girate cifre in questi giorni – ha spiegato il sindaco Filippo Bongiovanni – ma nessuna è veritiera perché al momento e almeno sino alla prossima settimana nessuno sa quanto ci vorrà, e con che tempi i lavori verranno fatti”. Anche Fava ha poi ribadito il concetto: “Magari fossero solo 600 mila euro. La verità è che sulla criticità di infrastrutture del genere non esistono interventi modesti. Adesso l’emergenza è questa. Proporrò che i fondi del Patto per la Lombardia vengano congelati sino a fine mese, in attesa di capire quali saranno gli interventi da fare. Comunque quei 3.500 mila euro sono a disposizione, sia che gli altri enti intervengano o meno. I lavori sono finanziabili entro la fine di quest’anno. Su San Daniele Regione Lombardia le risorse le ha già messe, ora tocca all’Emilia fare la propria parte. Qui a Casalmaggiore la questione è molto seria”.
Una tragedia l’ha definita il sindaco, se dovesse perdurare la chiusura, per tutti i settori a partire dall’industria e dal commercio sino ad arrivare ai semplici spostamenti verso l’Emilia ed il parmense. Al vicesindaco Vanni Leoni poi la spiegazione dei danni. Il vice sindaco ha fatto un po’ di chiarezza: “Nei lavori che furono eseguiti nel 2010 (che costarono 10 milioni di euro complessivi, con intervento alle campate 5 e 8 e ai piloni soprattutto in alveo), le travi furono incappottate dalla fibra. Quella rottura che si vede non è la rottura della trave, ma della fibra che la ricopriva, un segnale che il problema c’è perché la trave non è più in precompressione”.
Leoni ha voluto anche spegnere il mito del ponte temporaneo del genio pontieri: “Un’idea irrealizzabile se non a costi altissimi. Quando fu proposta la realizzazione a Calvatone costava 300 mila euro, poi per quello non se ne fece nulla. Con la cifra che serve per farlo sul Po fai gli interventi di messa in sicurezza”. La struttura temporanea che dovrebbe essere realizzata a Casalmaggiore avrebbe venti volte quella dimensione.
Il ponte, sino a che non c’è stata la riforma delle province, la ‘scellerata’ scelta della riforma Madia, è sempre stato controllato dagli addetti provinciali che periodicamente ne controllavano la tenuta. Da quando le province non hanno più autonomia finanziaria (“Se non fosse per la Regione – ha spiegato Fava – in Lombardia tutte avrebbero chiuso da tempo. L’Emilia ha fatto una scelta diversa, le ha lasciate al proprio destino ed ora sono enti completamente svuotati”) nessuno può garantire più nulla.
Resta il fatto che senza quella ‘cappottatura’ realizzata con l’intervento dell’amministrazione provinciale sarebbe stato impossibile per l’agricoltore accorgersi del danno e segnalarlo. Per Fava è stata anche occasione di ribadire la necessità del referendum per l’autonomia. “Attendiamo ora che si possa sapere quale sia l’entità dell’intervento ed i tempi poiché quei soldi resteranno bloccati sino a fine mese. E soprattutto perché dobbiamo una risposta per rispetto dei cittadini. Intanto però questa è la dimostrazione che una maggiore autonomia finanziaria e una maggiore disponibilità di risorse va a favore di tutto il territorio”.
Nazzareno Condina