Brescia Parma, ennesimo triste calvario. Uno studente scrive al papà: "Per salire dovrò fare a botte"
Un servizio indegno di una regione indegna in un paese indegno. Il Comitato Treno Ponte Tangenziale ci aveva provato qualche mese fa a cercare di intentare una causa per il disservizio, e ci sono due esposti che giacciono in qualche cassetto
CASALMAGGIORE – Neppure ci stavano tutti su quel treno, su quel maledetto treno delle 7.15 in partenza da Casalmaggiore. E pensare che su quel treno salivano (o avrebbero dovuto salire) studenti e pendolari, tutti giocoforza costretti ad attraversare il fiume in un tempo in cui il fiume, dal casalasco, è attraversabile solamente isu rotaia o – trasgredendo alle regole – in bici o in motorino.
Mai la possibilità di sapere a che ora – e se parte – il treno. Mai quella di arrivare puntuale. E passi – da un certo punto di vista, non si rischia il posto – per la scuola. Ma il lavoro è lavoro, è fatto di orari e di regole precise. Non tutti gli imprenditori sono il Mahatma Gandhi, non tutti sono disposti a tollerare. Stamattina è stata un’altra mattinata da dimenticare sulla Parma Brescia. Una delle tante. Troppe.
Treni delle 5.13 e 5.32 soppressi, treno delle 7.15 per Parma pieno all’inverosimile. “Siamo tantissimi papà, temo che per salire sulla carrozza dovrò fare a botte” scrive uno studente al genitore. E pensare che quello stesso studente, che ha ripreso le scuole da 3 settimane, si alza per prendere il treno delle 5.30 per non rischiare di entrare a scuola tardi. Treno soppresso dopo due annunci di ritardo. Quello delle 7.15 nelle condizioni di cui sopra.
“AAA… Cercasi avvocato o studio legale – scrive il padre su facebook – per intraprendere azione legale contro Trenord. A tre settimane dall’inizio delle scuole, il treno delle 7.15 in partenza da Casalmaggiore per Parma non è mai arrivato puntuale. In media il ritardo è di 30 minuti. Dopo aver sborsato oltre 400 euro di abbonamento, il primo giorno di scuola mio figlio è arrivato con più di 1 ora di ritardo. Lo studente, con non poco sforzo, decide allora di prendere sempre il treno prima (ore 5.30) ma stamattina sono riusciti a rimandarlo 2 volte per poi annullarlo. E il treno successivo non arriva mai. Al telefono mi sussurra: “Siamo tantissimi papà, temo che per salire sulla carrozza dovrò fare a botte”.
Storie di ordinaria quotidianità, di ordinario disservizio. Un servizio scadente, tra i dieci peggiori d’Italia secondo Legambiente. Storie di un disservizio di cui non frega niente a nessuno, al di là dei proclami in Regione su treni nuovi, delle videoconferenze di un ministro che – seppur cremonese – è tragicamente lontano dai problemi della sua terra. Nulla cambia e a crescere è solo la rabbia. Monobinario non elettrificato, stazioni fatiscenti, nessun investimento. Questa resta la realtà attuale. La triste realtà.
Un servizio indegno di una regione indegna in un paese indegno. Il Comitato Treno Ponte Tangenziale ci aveva provato qualche mese fa a cercare di intentare una causa per il disservizio, e ci sono due esposti che giacciono in qualche cassetto polveroso di chi dovrebbe occuparsene e non lo ha ancora fatto. E forse non lo farà mai. L’esasperazione cresce, forse è la volta buona per portare chi di dovere a rispondere delle proprie pesanti responsabilità.
Nazzareno Condina