Cattaneo su Covid19 e Pm10: "Nessuna correlazione certa tra le due cose"
"Lo studio dei ricercatori sarebbe âlacunoso e deficitario dal punto di vista del metodo. Pavia, Lodi e Cremona ieri hanno avuto valori di Pm10 sopra i 50 microgrammi. Questa sarĂ lâoccasione per capire bene lâeffetto del traffico. Ma non diffondiamo notizie allarmistiche e fake newsâ.
Il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo smentisce che vi sia una relazione tra diffusione del Coronavirus e inquinamento da Pm10. âCon una nota, la SocietĂ Italiana Aerosol ha chiarito che non Ăš dimostrata lâassociazione tra inquinamento tra Pm10 e diffusione di Covid19. Non ci sono dati sufficientemente chiari, qualunque informazione che dice il contrario Ăš una fake news. Lo studio dei ricercatori sarebbe âlacunoso e deficitario dal punto di vista del metodo. Pavia, Lodi e Cremona ieri hanno avuto valori di Pm10 sopra i 50 microgrammi. Questa sarĂ lâoccasione per capire bene lâeffetto del traffico. Ma non diffondiamo notizie allarmistiche e fake newsâ.
Questa la nota diffusa dalla Ias (italian aerosol society):
âIn questi giorni Ăš circolata una nota, a firma di alcuni ricercatori italiani, e diversi altri documenti sul web, che riportano una presunta associazione tra inquinamento da particolato atmosferico (PM) e diffusione del COVID-19. Questa ipotesi ha avuto unâampia eco sui media e sui social e ha suscitato molto interesse, ponendo lâattenzione su una questione scientifica rilevante su cui lavorano moltissimi ricercatori in Italia ed allâestero. Considerazioni simili sono oggetto di discussione e diffusione nei social media.
La SocietĂ Italiana di Aerosol (IAS), fondata nel 2008 e membro della European Aerosol Assembly (EAA), annovera tra i suoi soci circa 150 ricercatori esperti sulle problematiche del particolato atmosferico provenienti da UniversitĂ , Enti di Ricerca, Agenzie regionali e provinciali per la protezione ambientale e dal settore privato. In questa occasione, la IAS intende esprimere un parere sulle attuali conoscenze relative allâinterazione tra livelli di inquinamento da PM e la diffusione del COVID-19. Queste conoscenze sono ancora molto limitate e ciĂČ impone di utilizzare la massima cautela nellâinterpretazione dei dati disponibili.
Eâ noto che lâesposizione, piĂč o meno prolungata, ad alte concentrazioni di PM aumenta la suscettibilitĂ a malattie respiratorie croniche e cardiovascolari e che questa condizione puĂČ peggiorare la situazione sanitaria dei contagiati. Queste alte concentrazioni sono frequentemente osservate nel nord Italia, soprattutto nella pianura Padana, durante il periodo invernale. Tuttavia, ad ora non Ăš stato dimostrato alcun effetto di maggiore suscettibilitĂ al contagio al COVID-19 dovuto allâesposizione alle polveri atmosferiche.
Eâ stato inoltre ipotizzato che il particolato atmosferico possa agire come substrato âcarrierâ per il trasporto del virus aumentando cosĂŹ il ritmo del contagio. Questo aspetto non Ăš perĂČ confermato dalle conoscenze attualmente a disposizione, cosĂŹ come non sono ancora del tutto noti il tempo di vita del virus sulle superfici ed i fattori che lo influenzano. Eâ possibile che alcune condizioni meteorologiche, tipicamente presenti nel nord Italia in questo periodo, quali la bassa temperatura e lâelevata umiditĂ atmosferica, possano creare un ambiente che favorisce la sopravvivenza del virus. Queste condizioni che, in genere, coincidono con una situazione di stabilitĂ atmosferica intensa, favoriscono la formazione di particolato secondario e lâincremento della concentrazione del PM in prossimitĂ del suolo. La covarianza fra condizioni di scarsa circolazione atmosferica, formazione di aerosol secondario, accumulo di PM in prossimitĂ del suolo e diffusione del virus non deve, tuttavia, essere scambiata per un rapporto di causa-effetto. Nel caso di sistemi complessi come quello con cui abbiamo a che fare, lâinterpretazione delle correlazioni semplici (cioĂš quella tra due serie temporali) non indica necessariamente un rapporto causa-effetto.
Allo stesso modo, si deve porre molta cautela, ad esempio, nel confrontare dati e trend provenienti da aree geografiche diverse del Paese e nel mescolare situazioni in cui esiste un focolaio con situazioni in cui il focolaio non Ăš presente ed in cui sono state prese misure di contenimento diverse in tempi diversi. Il periodo di monitoraggio disponibile per lâindagine epidemiologica Ăš ancora troppo limitato per trarre conclusioni scientificamente solide in relazione ai moltissimi fattori che influenzano il tasso di crescita del contagio.
Il Presidente, il Consiglio Direttivo della IAS e tutti i Soci firmatari sono unanimi nel valutare come parziale e prematura lâaffermazione che esista un rapporto diretto tra numero di superamenti dei livelli di soglia del PM e contagi da COVID-19, e nel ritenere che un eventuale effetto dellâinquinamento da PM sul contagio da COVID-19 rimanga â allo stato attuale delle conoscenze â una ipotesi che dovrĂ essere accuratamente valutata con indagini estese ed approfondite. Nello stesso modo, si ritiene che la proposta di misure restrittive di contenimento dellâinquinamento come mezzo per combattere il contagio sia, allo stato attuale delle conoscenze, ingiustificata, anche se Ăš indubbio che la riduzione delle emissioni antropiche, se mantenuta per lungo periodo, abbia effetti benefici sulla qualitĂ dellâaria e sul clima e quindi sulla salute generale. Si coglie lâoccasione per sottolineare lâimportanza di rispettare prioritariamente le distanze tra le persone e, in generale, le regole inserite nei Decreti e Ordinanze. Le opinioni qui riportate sono da considerarsi personali dei firmatari e non rappresentano le posizioni ufficiali degli Enti di appartenenza.
redazione@oglioponews.it