Estorsione: per il presidente del Consorzio Agrario Voltini chiesto il rinvio a giudizio
âLa disparitĂ di mezzi a disposizione e di posizione gerarchica tra il presidente del Consorzio e i suoi dipendentiâ, scrivono i giudici, âunitamente alle minacce di rovinare loro la carriera ed impedire ogni futura assunzione, consentono di spiegare agevolmente il timore riferito concordemente dalle persone offese".
La procura di Cremona ha chiesto il rinvio a giudizio di Paolo Voltini, attuale presidente della Coldiretti Lombardia, Coldiretti Cremona e del Consorzio Agrario di Cremona, accusato di âaver estorto le dimissioni di due dipendenti del Consorzio Agrario, Paolo Ferrari ed Ersilio Colombo, rispettivamente formalizzate il 17 giugno del 2015 e il primo luglio del 2015â. Lo scorso maggio, nei confronti di Voltini, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Cremona e il personale della sezione di polizia giudiziaria della procura avevano dato esecuzione alla misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare lâattivitĂ imprenditoriale per 12 mesi, misura che perĂČ a giugno era stata annullata dal tribunale del Riesame a cui i legali di Voltini avevano fatto ricorso. Come spiegato nelle 11 pagine di motivazione, secondo i giudici di Brescia, che hanno comunque condiviso il quadro accusatorio, la misura cautelare andava tolta in quanto non sussiste piĂč il rischio di commissione di nuovi reati. Una decisione, questa, ârispettata ma non condivisaâ dal procuratore della Repubblica di Cremona Roberto Pellicano che sta valutando se impugnarla in sede di Cassazione. âRiteniamoâ, ha fatto sapere il capo dei pm, âche Voltini non debba ricoprire la sua carica perchĂš câĂš il rischio che ne abusiâ.
Secondo lâaccusa, Paolo Voltini, appena assunto lâincarico di presidente del Consorzio, avrebbe costretto i due dipendenti a sottoscrivere le proprie dimissioni âsotto la minaccia di imprecisate azioni di responsabilitĂ e di rovinare loro la carriera ed ogni futura assunzione lavorativa in caso di rifiuto, impedendo loro fisicamente di uscire dalla stanza ove erano stati convocati e di usare il telefono cellulare per contattare il proprio legaleâ. Il gip di Cremona, nel confermare lâipotesi accusatoria, aveva ritenuto la denuncia sporta da Colombo, âlineare, attendibile e pienamente riscontrata dalle sommarie informazioni rese da altri dipendenti del Consorzio Agrarioâ, e ritenuto di âulteriore riscontroâ i contenuti delle intercettazioni telefoniche. Il gip, inoltre, aveva ritenuto sussistere il âpericolo di reiterazione dei reati della stessa indole, desunto dalla gravitĂ delle contestazioni e dalla spregiudicatezza mostrata nei licenziamentiâ.
Da parte sua, il tribunale del Riesame ha invece ravvisato âil difetto di attualitĂ e concretezza delle esigenze cautelariâ, non ritenendo sussistere âun concreto pericolo di inquinamento probatorioâ: âsebbene le condotte di cui si Ăš reso autore Voltiniâ, si legge nella motivazione, âlascino trasparire una gestione amministrativa dei licenziamenti operati nel 2015 certamente spregiudicata, la delimitazione della contestazione a due sole ipotesi delittuose e il significativo lasso temporale di oltre cinque anni trascorso dalla commissione delle condotte senza incorrere in successive violazioni della legge penale o licenziamenti âforzatiâ (pur permanendo nel ruolo di presidente del Consorzio), non consente di fondare alcuna prognosi in ordine alla reiterazione di analoghe condotte criminoseâ.
Per i giudici di Brescia, perĂČ, restano âunivoci indiziâ di colpevolezza a carico di Voltini per le condotte estorsive: le dichiarazioni di Colombo ârisultano pienamente riscontrate dagli altri testi sentiti dallâautoritĂ giudiziariaâ, mentre per quanto riguarda la contestazione sul ritardo della denuncia, Colombo ha spiegato che âtemeva di subire gravi ripercussioni sulla propria attivitĂ lavorativa (Voltini gli aveva âgarantitoâ che gli avrebbe portato via ogni suo avere attraverso reiterate richieste di risarcimento dei danni asseritamente cagionati allâEnte), pur avendo tentato di contestare giĂ allâepoca la natura forzata delle sue dimissioniâ.
âLa disparitĂ di mezzi a disposizione e di posizione gerarchica tra il presidente del Consorzio e i suoi dipendentiâ, scrivono i giudici, âunitamente alle minacce di rovinare loro la carriera ed impedire ogni futura assunzione, consentono di spiegare agevolmente il timore riferito concordemente dalle persone offese e la scelta di non denunciare nellâimmediatezza il proprio datore di lavoro per non incorrere in prevedibili rappreseglie, vanificando di fatto i meccanismi di protezione approntati dal legislatoreâ. CosĂŹ come Ăš âpacificamente riscontrato dalle fonti di provaâ che i due dipendenti, a differenza di quanto sostenuto dalla difesa, e cioĂš che sarebbero stati allontanati dal Consorzio per ragioni di scarso rendimento e per aver cagionato ingenti danni allâEnte, ânon erano stati oggetto di un procedimento disciplinare, nĂš tantomeno, di un licenziamento per giusta causaâ. Per i giudici, âattraverso la minaccia di azioni disciplinari e di rovinare loro la vita personale e professionale, Voltini ne aveva carpito illecitamente le dimissioni, in tal modo assicurandosi lâingiusto profitto conseguente al mancato pagamento delle indennitĂ di preavviso e di tutti i diritti loro spettanti in caso di licenziamentoâ.
Sara Pizzorni